LA STRETTOIA DEL VOTO DEL 26 MAGGIO di Mario Adinolfi

Arrivati a settanta giorni dalla fine della campagna elettorale per le europee, appuntamento decisivo in vista del ridisegnarsi della mappa della politica italiana nella sua transizione infinita verso una qualche forma di stabilità, sarà bene per i cattolici italiani avere chiaro il quadro delle forze in campo per poter orientare con intelligenza il loro voto.

Sette milioni di cattolici praticanti un anno fa, il 4 marzo, hanno premiato secondo tre studi dei flussi di consenso insolitamente concordanti, principalmente Pd e M5S, che insieme a Forza Italia e Lega (rispettivamente terza e quarta forza tra coloro che vanno a messa tutte le domeniche) hanno ottenuto complessivamente oltre l’ottanta per cento dei voti. Il Popolo della Famiglia si è fermato al 3.3% dei voti dei cattolici praticanti il 4 marzo, il resto è stato suddiviso tra Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia, Civica Popolare, Insieme, Italia agli Italiani con addirittura un piccolo segmento di consensi anche per +Europa, Casapound, Leu e Potere al Popolo.

Alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 si presentarono ai nastri di partenza 105 forze politiche diverse, la fatica della raccolte firme ridusse gli effettivi partecipanti a ventotto sigle che hanno ottenuto questi risultati (Camera dei Deputati):

1. M5S 32.68% – 10.732.066 voti
2. PD 18.76% – 6.161.896
3. Lega 17.35% – 5.698.687
4. Forza Italia 14% – 4.596.956
5. Fratelli d’Italia 4.35% – 1.429.550
6. Liberi e Uguali 3.39% – 1.114.799
7. Più Europa 2.56% – 841.468
8. Noi con l’Italia 1.3% – 427.152
9. Potere al Popolo 1.13% – 372.179
10. CasaPound 0.95% – 312.432
11. PdF 0.67% – 219.633
12. Insieme 0.58% – 190.601
13. Civica Lorenzin 0.54% – 178.107
14. Svp-Patt 0.41% – 134.651
15. Italia agli Italiani 0.39% – 126.543
16. Partito comunista 0.33% – 106.816
17. Valore Umano 0.15% – 47.953
18. 10 volte meglio 0.11% – 37.354
19. Sin. rivoluzionaria 0.09% – 29.364
20. Pri-Ala 0.06% – 20.943
21. Grande Nord 0.06% – 19.846
22. Autodeterminatzione 0.06% – 19.307
23. Lista del Cavallo 0.03% – 9.921
24. Per l’autonomia 0.02% – 7.079
25. Blocco libertà 0.01% – 3.628
26. Siamo 0.01% – 1.428
27. Rinascimento-Mir 0.01% – 772
28. Italia nel cuore 0.01% – 574

Le elezioni europee hanno una caratteristica molto diversa: si vota con la proporzionale secca con sbarramento al 4%, non esistono le coalizioni e dunque le logiche di alleanza come il concetto di “voto utile” spariscono, le soglie di accesso sono molto alte. Non troverete dunque trenta simboli sulla scheda, non troverete le coalizioni di centrodestra e centrosinistra, non ci saranno collegi uninominali da vincere. Ognuno va per sé e si misurano i rapporti di forza in termini “puri”: i candidati sono pochissimi rispetto alle politiche e anche rispetto alle amministrative, devono coprire territori vastissimi, dunque anche il voto d preferenza incide relativamente poco. Si confrontano le varie culture politiche e i loro partiti di riferimento. Per il liberalismo tradizionale c’è in campo l’eterno Berlusconi capolista di Forza Italia; la destra post-fascista ancora simbolicamente legata alla fiamma del Msi-An si ritrova in Fratelli d’Italia; il nazionalismo tradizionale, con un recente passato federalista con punte di secessionismo, ha come campione Salvini; per i populisti c’è l’opzione M5S; la sinistra socialista schiera il Pd zingarettiano capace di riassorbire in parte i transfughi di Liberi e Uguali; la sinistra che in Europa sta con i comunisti del Gue avrà una aggregazione della ex Sinistra Italiana di Vendola-Fratoianni più Potere al Popolo; i libdem europei dell’Alde saranno rappresentati da +Europa probabilmente imbarcando Calenda; i Verdi si sono organizzati con Italia in Comune, il raggruppamento guidato dal sindaco ex grillino Pizzarotti. Otto simboli. E i cattolici? Spariti?

Alle elezioni europee scorse il raggruppamento più omogeneo di area se non cristiana almeno democristiana fu l’aggregazione Ncd-Udc che ottenne un ottimo 4.38% con 1.202.350 voti. Il simbolo delle scudo crociato è stato ripresentato anche alle politiche del 4 marzo da Noi con l’Italia scendendo come si è visto all’1.30% con meno di mezzo milione di voti. Il proprietario del simbolo, Lorenzo Cesa leader dell’Udc, ha scelto per le europee del 26 maggio 2019 di non metterlo sulla scheda e di prendersi invece un seggio per sé correndo nell’Italia insulare come candidato delle liste di Forza Italia.

Complessivamente alle politiche del 4 marzo 2018 le liste facenti riferimento in qualche modo ad una radice cristiana (Noi con l’Italia, Popolo della Famiglia, Civica Popolare, Insieme, Italia agli Italiani) hanno ottenuto il 3.48% con 1.142.036 voti. Insomma, c’è ed è confermato da più tornate elettorale oltre un milione di cattolici che non si ritrovano nei principali partiti e tendono a cercare una opzione altra. La troveranno sulla scheda elettorale il 26 maggio? Sì, sarà l’opzione popolare e neosturziana del Popolo della Famiglia che sta aggregando ormai in questa operazione di rinascita di un soggetto politico autonomo cristianamente ispirato anche altri spezzoni dispersi del popolarismo. L’idea è di veder sorgere la notte del 26 maggio l’evidenza di una possibile casa comune dei cristiani in politica, fondata sulla Dottrina sociale della Chiesa, le cui fondamenta sono state rafforzate con la presenza solitaria alle elezioni politiche del 4 marzo. In una recente riunione dei dirigenti del PdF Angelo De Santis, proveniente dall’esperienza di associazionismo con le famiglie numerose, faceva notare come veramente la pazienza del contadino abbia prodotto l’opportunità di una raccolta di frutti copiosi a partire dalle prossime elezioni europee per quello che sembrava essere un movimento destinato ad un’esistenza fugace. La tenacia anche nei momenti difficili permette invece oggi al Popolo della Famiglia di presentarsi all’attenzione degli elettori come una struttura solida capace di raccogliere la sfida. La domanda che resta da porsi ora è dunque una sola: verso chi deve orientarsi il voto dei cattolici alle prossime elezioni europee del 26 maggio 2019?

Posto che si è chiusa la stagione dell’unità dei cattolici in un unico partito, è ovvio che la domanda può avere risposte molteplici e diverse a seconda delle sensibilità di ciascuno. Il percorso compiuto dal Popolo della Famiglia dopo il risultato del 4 marzo, in particolare con la festa de La Croce a Camaldoli a settembre, l’incontro in San Pietro con il Papa il 17 ottobre, l’assemblea nazionale in occasione del centenario dell’appello sturziano ai “liberi e forti” nel gennaio scorso, ha inteso rafforzare la connotazione popolare del PdF. Il Popolo della Famiglia è diventato un movimento sempre più aperto alle diverse istanze dei cristiani impegnati in politica e ha con nettezza evidenziato la propria vocazione ad andare al più presto al governo del Paese, con proposte programmatiche concrete tra cui quella più evidente: il reddito di maternità. La mobilitazione che ha attraversato l’Italia per dare una risposta concreta alla tragedia della natalità e insieme anche alla piaga dell’aborto, utilizzando per la prima volta lo strumento della legge di iniziativa popolare per far avanzare la cultura della vita e della famiglia, sicuramente ha fornito la cifra e il senso della presenza del PdF nello scacchiere politico. Si tratta di elementi sufficienti a far meritare ai pidieffini il voto il prossimo 26 maggio?

Vediamo le altre possibili opzioni: evidentemente esclusi per ovvie ragioni i simboli dei comunisti e dei radical-boniniani, come anche dei verdi pizzarottiani, restano di fatto ai cattolici italiani cinque possibilità. Il Partito democratico è stato il partito più votato dai praticanti il 4 marzo 2018. Può essere ancora così fortemente attrattivo ora che il segretario è Nicola Zingaretti, esplicitamente ateo di formazione comunista e da presidente della Regione Lazio autore del famoso bando che escludeva dalle assunzioni al San Camillo i medici cattolici obiettori di coscienza sull’aborto? Si può votare il Pd di Monica Cirinnà e dei suoi cartelli ostentati contro Dio e la famiglia, da cui Zingaretti non ha preso alcuna distanza, anzi ha fatto circolare foto abbracciato alla senatrice? Lo stesso Zingaretti che come primo leader politico dopo l’elezione a segretario dem ha voluto incontrare Emma Bonino? Davvero sarebbe razionale attendersi un forte indebolimento del consenso cattolico rivolto al Pd. Per il M5S ragionamento simile: alla prova del governo si sono caratterizzati come il partito che deposita leggi per la droga libera, che sostiene l’eutanasia, per nulla sensibile alle politiche familiari, addirittura ostile al mondo della disabilita (tanto che un parlamentare M5S disabile ha sbattuto la porta e avuto parole durissime per Di Maio). C’è da attendersi un crollo verticale del voto dei cattolici favorevoli al M5S. L’altro partner di governo è la Lega e parte qualche proclama di facciata e qualche rosario sventolato, nella concreta azione all’interno dell’esecutivo pur detenendo un potere via via crescente, per i temi cari ai cattolici ha fatto poco, anzi nulla. In compenso abbiamo ora la triptorelina liberalizzata e gratuita, un bel progetto di legge depositato a prima firma leghista sia alla Camera che al Senato per statalizzare la prostituzione, il ministro Fontana che ha fatto dare in Consiglio dei Ministri delega al governo per distruggere definitivamente l’istituto matrimoniale con i patti prenup, il relatore leghista alla legge sull’eutanasia, la giunta leghista che domina in Regione Lombardia capace di varare i contraccettivi gratuiti per i giovani, l’incentivo all’uso della RU486, la cancellazione della norma che prevedeva il seppellimento dei bimbi abortiti che ora vengono “smaltiti come rifiuti ospedalieri” mentre invece si potranno seppellire cani e gatti insieme agli esseri umani nei cimiteri lombardi. Follie a raffica sostenute anche dal partito satellite della Lega che è Fratelli d’Italia e a entrambi pare difficile assegnare il voto da cattolici praticanti, visto che poi alla prova della legge di bilancio sui comparti “vita. famiglia, disabilità” costoro sono stati capaci di mettere meno di quello che hanno messo i pessimi governi Renzi e Gentiloni. Resterebbe l’opzione Forza Italia ma davvero qualcuno tra i cattolici ha ancora il fegato di affidarsi al duo Berlusconi-Pascale? Appare una opzione davvero irragionevole.

Nella strettoia che conduce alla scelta finale per il voto alle elezioni del 26 maggio 2019, il Popolo della Famiglia rappresenta un’opzione persino ovvia per un cattolico rispetto alla povertà delle altre forze in campo. Ricordando che il voto di maggio prepara il campo in vista delle politiche, probabilmente autunnali, che forse saranno la stazione di approdo della transizione infinita. Con il Popolo della Famiglia rafforzato la prossima stagione di governo del Paese vedrà i cristiani tornare ad essere non solo rappresentati in Parlamento, ma determinanti con un proprio soggetto politico autonomo. Vale la pena di spendere il proprio voto sostenendo questa storica opportunità, perché gridare dopo, quando il danno è fatto, sarebbe chestertonianamente un atto stupido. Occorre agire adesso, ora che si può ancora incidere, facendolo davvero. Votare Popolo della Famiglia il 26 maggio, sostenerlo di qui ad allora, significa non disertare rispetto alla buona battaglia. Se il PdF da undicesimo partito italiano qual era il 4 marzo 2018, riuscirà a ritrovarsi il 26 maggio 2019 tra i primi sei-sette raggruppamenti politici del Paese, allora si aprirà tutta un’altra storia. In cui essere insieme protagonisti, con esiti belli quanto oggi inimmaginabili.

Perché gli innocenti, che non sapevano che la cosa era impossibile a farsi, la fecero.